Prime indicazioni per l’anno scolastico 2026/2027

Cari tutti,
in vista dell’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 desidero condividere alcune indicazioni, proposte e priorità di lavoro. Non si tratta di un elenco di adempimenti, ma di una cornice comune entro la quale orientare le scelte dei singoli plessi, dei team e dei consigli di classe. La qualità della scuola nasce dalla coerenza tra ciò che dichiariamo, gli ambienti che prepariamo, le relazioni che costruiamo e le esperienze concrete che offriamo ogni giorno agli alunni.
1. Valutazione per l’apprendimento e apprendimento visibile
La valutazione deve accompagnare l’apprendimento, renderlo comprensibile e sostenere il miglioramento.
Il lavoro svolto negli ultimi anni dovrà essere consolidato attraverso criteri condivisi, rubriche essenziali,
prove comuni quando realmente utili e momenti di confronto sugli esiti. La valutazione non può ridursi alla
somma di voti o giudizi: deve aiutare l’alunno a comprendere dove si trova, quale obiettivo sta perseguendo e
quale passo può compiere successivamente.
Ogni attività significativa dovrebbe rendere espliciti gli obiettivi, i criteri di riuscita e le forme di
restituzione. Il feedback dovrà essere tempestivo, specifico e orientato all’azione, evitando formule generiche.
Sarà importante valorizzare l’autovalutazione, la revisione del lavoro, il portfolio, il confronto tra pari e la
documentazione dei progressi. I dipartimenti e i gruppi di lavoro sono invitati a rivedere il protocollo di
valutazione, semplificandolo dove necessario e assicurando coerenza tra progettazione, attività, osservazione e
valutazione.
2. Progettazione collegiale, riunioni periodiche e giornate pedagogiche
Il piano annuale delle attività dovrà garantire tempi reali di lavoro pedagogico, non soltanto riunioni
informative. Le riunioni di plesso, di team, di dipartimento e dei consigli di classe dovranno concentrarsi su
problemi concreti: andamento degli apprendimenti, gestione delle classi, inclusione, raccordo tra discipline,
qualità degli ambienti, osservazione degli alunni e condivisione di pratiche efficaci.
Si conferma il valore delle giornate pedagogiche e dei momenti di autoformazione interna. Ogni plesso potrà
proporre brevi laboratori condotti da docenti dell’Istituto, presentazioni di esperienze, analisi di casi e
confronti su materiali prodotti. L’obiettivo è costruire una comunità professionale nella quale le competenze
non restino isolate, ma diventino patrimonio comune.
3. Comunicazione tra colleghi, relazioni professionali e benessere
La qualità delle relazioni tra adulti incide direttamente sul clima percepito dagli alunni. Chiedo pertanto
una comunicazione chiara, rispettosa, tempestiva e orientata alla soluzione dei problemi. Le informazioni che
riguardano gli alunni, l’organizzazione e la sicurezza devono circolare attraverso i canali istituzionali e
raggiungere tutti i soggetti interessati, evitando messaggi frammentari, comunicazioni affidate al passaparola
o discussioni che escludano colleghi coinvolti.
Il dissenso professionale è legittimo e può essere generativo quando si fonda su dati, argomentazioni e ascolto
reciproco. Occorre distinguere i problemi dalle persone, evitare giudizi sommari e ricercare accordi sostenibili.
Il benessere organizzativo non significa assenza di difficoltà, ma possibilità di affrontarle in un contesto di
fiducia, responsabilità e supporto. Il dirigente, i collaboratori, le funzioni strumentali e i referenti sono
disponibili per favorire il confronto e prevenire l’isolamento professionale.
4. Apertura alle famiglie e alleanza educativa
Le famiglie sono parte della comunità educante. Gli incontri iniziali delle classi prime della primaria e
della secondaria dovranno essere dedicati soprattutto alle aspettative reciproche, alle modalità di comunicazione,
alle regole condivise e al significato educativo delle scelte organizzative. Il patto d’aula non deve essere un
modulo formale, ma un processo di costruzione di impegni comprensibili a bambini, ragazzi e adulti.
Ogni plesso è invitato a progettare occasioni significative di partecipazione: laboratori, restituzioni pubbliche,
letture, attività all’aperto, incontri con competenze presenti nelle famiglie, momenti di cura degli spazi e
iniziative con il territorio. La partecipazione dovrà essere inclusiva, rispettosa dei ruoli e collegata alla
progettazione educativa, evitando sia la chiusura autoreferenziale sia la delega impropria delle responsabilità
professionali.
5. Formazione, ricerca didattica e documentazione
La formazione dovrà tradursi in sperimentazione, osservazione e documentazione. I percorsi finanziati con
PNRR, PN “Scuola e competenze” e altre risorse rappresentano un’opportunità per rafforzare didattica aperta,
scuola senza zaino, robotica educativa, competenze linguistiche, metodologie laboratoriali, uso consapevole del
digitale e intelligenza artificiale.
Ogni partecipante è invitato a restituire al collegio o al proprio team almeno un elemento operativo: una
sequenza didattica, una stazione di apprendimento, uno strumento valutativo, un protocollo, una raccolta di
materiali o un breve resoconto di sperimentazione. La documentazione non deve essere burocratica, ma utile a
rendere visibile ciò che funziona, ciò che va corretto e ciò che può essere trasferito ad altri contesti.
6. Lingue straniere e apertura internazionale
Proseguiranno le opportunità di formazione linguistica e di certificazione B1 e B2. La competenza linguistica
del personale non è soltanto un titolo individuale: amplia la possibilità di partecipare a reti, progetti, scambi,
visiting e collaborazioni internazionali. Nelle classi, le lingue dovranno essere utilizzate in situazioni autentiche,
con maggiore attenzione all’oralità, alla comunicazione, ai compiti di realtà e all’incontro con culture diverse.
Si incoraggia inoltre la collaborazione tra docenti di lingua e docenti delle altre discipline, anche attraverso
brevi esperienze CLIL, prodotti multimediali, corrispondenze, incontri online e attività con ospiti stranieri.
7. Educazione civica, sostenibilità e responsabilità quotidiana
L’educazione civica deve attraversare la vita reale della scuola. Raccolta differenziata, riduzione degli sprechi,
uso responsabile dell’acqua e dell’energia, cura dei materiali, rispetto degli spazi, mobilità sostenibile e tutela
del paesaggio non possono essere trattati soltanto in lezioni occasionali. Devono diventare abitudini osservabili,
discusse e condivise.
Ogni plesso è invitato a individuare pochi obiettivi concreti e verificabili, coinvolgendo gli alunni nella rilevazione
dei problemi e nella proposta di soluzioni. Sarà utile collegare questi percorsi alle discipline, al territorio dei
Colli Euganei e alle realtà associative e istituzionali presenti nei Comuni.
8. Ambienti di apprendimento: bellezza, ordine, piante vere e curiosità
L’ambiente educa prima ancora che inizi la lezione. Le aule e gli spazi comuni dovranno essere accoglienti, ordinati,
leggibili e flessibili. Non chiediamo decorazioni sovrabbondanti, ma cura dei dettagli: materiali accessibili, pareti
non sature, esposizioni periodicamente rinnovate, angoli di lettura, strumenti di lavoro ben organizzati, tracce dei
processi di apprendimento e possibilità di modificare la disposizione in base alle attività.
Invito i plessi, compatibilmente con sicurezza e manutenzione, a utilizzare piante vere, scelte in modo appropriato,
affidandone la cura agli alunni. Le piante possono rendere gli spazi più vivi e generare osservazioni, domande,
responsabilità e connessioni interdisciplinari. Ogni ambiente dovrebbe aprire alla curiosità e al confronto: tavoli
per lavorare insieme, materiali da esplorare, domande visibili, libri disponibili, oggetti scientifici e artistici,
spazi per raccontare ricerche e tentativi.
La cura riguarda anche corridoi, laboratori, biblioteche, mense, giardini e spazi esterni. Ordine e pulizia sono
responsabilità condivise e non possono essere affidati soltanto ai collaboratori scolastici.
9. Lavoro a classi aperte e didattica a stazioni
Il lavoro a classi aperte consente di superare, in momenti progettati, la rigidità del gruppo classe e di organizzare
attività per interessi, bisogni, livelli di autonomia o compiti differenti. Non deve diventare una separazione stabile
tra “forti” e “deboli”, ma uno strumento flessibile per moltiplicare le occasioni di apprendimento e favorire la
collaborazione tra docenti.
La didattica a stazioni è particolarmente coerente con questa impostazione: gli alunni affrontano uno stesso nucleo
attraverso compiti, linguaggi e materiali diversi, con tempi di lavoro definiti, istruzioni chiare e momenti di scelta.
Le stazioni possono includere lettura, manipolazione, produzione, esercizio, confronto, autovalutazione, laboratorio e
uso mirato del digitale. La progettazione deve evitare la semplice rotazione tra schede: ogni stazione deve avere un
obiettivo riconoscibile, un prodotto o una traccia e un sistema di feedback.
I team e i consigli di classe sono invitati a sperimentare almeno alcuni percorsi a classi aperte durante l’anno,
documentandone organizzazione, ricadute sugli apprendimenti e aspetti da migliorare.
10. Visiting: accogliere e andare a osservare altre scuole
L’Istituto intende rafforzare una cultura del visiting professionale. Accogliere docenti, dirigenti, tirocinanti e
gruppi provenienti da altre scuole significa rendere osservabili i nostri ambienti, le pratiche e le scelte organizzative,
senza costruire vetrine artificiali. Ogni visita dovrà prevedere un momento iniziale di contestualizzazione, osservazione
in situazione, confronto con docenti e alunni e restituzione finale.
Allo stesso modo sarà favorito il visiting in uscita verso scuole che abbiano sviluppato esperienze significative su
scuola senza zaino, ambienti innovativi, classi aperte, valutazione, inclusione, laboratori, indirizzo musicale e
organizzazione del tempo scuola. Chi partecipa a una visita dovrà condividere con i colleghi ciò che ha osservato,
distinguendo ciò che può essere trasferito da ciò che dipende dal contesto.
11. Passaggi conclusivi: quinta primaria ed Esame di Stato del primo ciclo
La conclusione della quinta primaria deve essere preparata come un passaggio educativo significativo. Non si tratta
di introdurre un esame di Stato, che non è previsto al termine della scuola primaria, ma di costruire un lavoro conclusivo
unitario: compito autentico, portfolio, presentazione, mostra, restituzione pubblica o colloquio narrativo capace di rendere
visibili competenze, autonomia, interessi e consapevolezza maturati nel quinquennio. Il raccordo con la scuola secondaria
dovrà comprendere scambio di informazioni pedagogicamente utili, attività ponte e occasioni di conoscenza reciproca.
Per le classi terze della secondaria di I grado, l’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo dovrà essere preparato lungo
tutto l’anno come momento coerente con il percorso svolto. Saranno valorizzati collegamenti interdisciplinari fondati,
capacità argomentativa, consapevolezza del proprio percorso, competenze di cittadinanza e uso responsabile delle fonti.
Il colloquio non deve diventare una sequenza mnemonica di argomenti, ma un’occasione per mostrare come l’alunno sa
costruire connessioni, motivare scelte, presentare un’esperienza o un prodotto e riflettere sul proprio apprendimento.
Si propone che quinta primaria e terza secondaria realizzino, con modalità adeguate all’età, una relazione o un prodotto
conclusivo che parta da una domanda significativa, documenti il processo e si apra a una restituzione alla comunità.
12. Inclusione, cura e corresponsabilità educativa
L’inclusione riguarda tutti gli alunni e richiede progettazione preventiva, flessibilità e collaborazione. PEI, PDP e
interventi personalizzati devono tradursi in pratiche quotidiane: consegne accessibili, strumenti diversificati, tempi
sostenibili, possibilità di scelta, valutazione coerente e partecipazione autentica. La presenza dell’insegnante di
sostegno è una risorsa per la classe e non può essere intesa come delega esclusiva dell’alunno.
Particolare attenzione dovrà essere dedicata ai segnali di disagio, alle transizioni, alle assenze, alle difficoltà
relazionali e all’uso problematico del digitale. L’osservazione precoce e la comunicazione tempestiva consentono di
attivare risposte educative prima che le situazioni si irrigidiscano.
13. Poli scolastici, territorio e comunità
Il polo 0-6 di Valbona e il polo scolastico di Vo’ rappresentano opportunità per ripensare continuità, ambienti e
alleanze territoriali. Gli spazi nuovi o rinnovati non producono automaticamente innovazione: occorrono visione comune,
regole d’uso, materiali coerenti, progettazione condivisa e disponibilità a modificare le abitudini.
I plessi sono invitati a mantenere un dialogo attivo con Comuni, biblioteche, associazioni, realtà culturali, sportive e
ambientali, affinché il territorio diventi luogo di apprendimento e la scuola possa restituire alla comunità ricerche,
eventi, prodotti e iniziative di cittadinanza.
14. Indicazioni bibliografiche per il lavoro dei docenti
Le seguenti letture sono proposte come riferimenti per gruppi di studio, dipartimenti, giornate pedagogiche e sperimentazioni. Non costituiscono un canone obbligatorio, ma piste per approfondire autonomia, ambiente preparato, didattica aperta, feedback e visibilità dell’apprendimento.
• Maria Montessori, Il segreto dell’infanzia. Per riflettere sul lavoro autonomo del bambino, sul ruolo dell’adulto e sulla necessità di osservare prima di intervenire.
• Maria Montessori, La mente del bambino. Mente assorbente. Per approfondire sviluppo, indipendenza, movimento, linguaggio, ambiente e preparazione dell’insegnante.
• Maria Montessori, Educazione per un mondo nuovo. Per collegare educazione, sviluppo delle potenzialità, responsabilità sociale e costruzione di una comunità pacifica.
• Maria Montessori, La scoperta del bambino. Per ritornare ai fondamenti dell’ambiente preparato, dei materiali, dell’autonomia e dell’osservazione scientifica.
• Annalisa De Stasi e Elena Conte, Le stazioni di apprendimento. Proposte per una didattica aperta alla scuola secondaria di primo grado, Erickson. Guida operativa alla progettazione delle stazioni, alle istruzioni scritte, alle diverse configurazioni e alla valutazione.
• Elena Conte e Annalisa De Stasi, Le stazioni di apprendimento in italiano, storia e geografia, Erickson. Percorsi pronti e adattabili per la secondaria, con attenzione al ruolo del docente, alla didattica aperta e all’uso dell’intelligenza artificiale nella preparazione dei materiali.
• Giuditta Gottardi e Ginevra Giorgia Gottardi, Didattica a stazioni – Numeri da 0 a 99, Erickson. Esempio operativo per la primaria che mostra come costruire circuiti, consegne, materiali e verifiche all’interno di una cornice narrativa.
• John Hattie, Apprendimento visibile, insegnamento efficace. Metodi e strategie di successo dalla ricerca evidence-based, Erickson. Riferimento per rendere chiari obiettivi e criteri, utilizzare feedback efficaci e valutare l’impatto dell’insegnamento sugli apprendimenti.
Conclusione
Ci attende un anno impegnativo, ma ricco di possibilità. Chiedo a ciascuno di contribuire con competenza, curiosità e responsabilità. Migliorare la scuola non significa moltiplicare iniziative, ma rendere più coerenti le pratiche quotidiane: osservare meglio, comunicare meglio, progettare insieme, curare gli spazi, ascoltare gli alunni, aprirsi al confronto e verificare l’effetto delle nostre scelte.
La scuola cresce quando gli adulti accettano di imparare gli uni dagli altri. Accogliamo quindi l’anno scolastico 2026/2027 come un tempo di ricerca condivisa, nel quale ogni aula, ogni laboratorio, ogni giardino e ogni relazione possano diventare occasione di apprendimento e di benessere.
Cordiali saluti,
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Prof. Alfonso D’Ambrosio
Firma autografa omessa ai sensi
dell’art. 3 del D. Lgs. n. 39/1993
Alfonso D'Ambrosio
Dirigente Scolastico